"L'affetto che la gente ha tributato a Berlusconi è la dimostrazione che la Sicilia è una delle regioni che gli è più vicina. Certamente, il Pdl sarà un partito a trazione siciliana" (Angelino Alfano, coordinatore regionale di Forza Italia, La Sicilia, 2 dicembre 2007).
"La promessa di aiuto politico a Cosa nostra, proveniente da un soggetto (Marcello Dell'Utri, ndr) che, in quel determinato momento storico, si poneva quale organizzatore di un nuovo partito (...), aveva un effetto rassicurante per il sodalizio criminale (Cosa Nostra, ndr); lo orientava verso il sostegno a Forza Italia, incoraggiandolo a nutrire aspettative favorevoli in un momento di crisi profonda. Siffatta condotta rafforzava Cosa nostra, ingenerando il convincimento di raggiungere obiettivi fondamentali nella sua strategia criminale, addirittura contando sui massimi vertici della politica nazionale. Una promessa reputata, in quel frangente, seria ed affidabile negli ambienti mafiosi, in quanto proveniente da un soggetto influente che, in passato, aveva dato buona prova di sé, dimostrandosi disponibile verso Cosa nostra (...). (Nelle agende di Dell'Utri, ndr) si sono ritrovate due annotazioni, relative ad incontri tra lo stesso e Mangano Vittorio, sotto le date del 2 e 30 novembre 1993. Trattasi di un dato documentale incontestabile ed altamente significativo della condotta tenuta da Marcello Dell'Utri in quel torno di tempo. (...) Dell'Utri, ancora nel 1993, nonostante la crescita del suo prestigio personale anche in campo politico, aveva continuato ad intrattenere rapporti di frequentazione con un mafioso conclamato ed importante come era Mangano in quel periodo, e nonostante tutto quello che era successo in passato (...). (Dell'Utri) si limita ad addurre impacciate giustificazioni di facciata, affermando che Mangano, di tanto in tanto, era solito andarlo a trovare in ufficio (a Milano!), ove si intratteneva pochi minuti per esporgli non meglio identificati problemi di carattere personale, precisando che egli subivà tali rapporti e non ricordando quali fossero i problemi personali che Mangano gli avrebbe sottoposto il 2 e 30 novembre 1993, periodo in cui era in corso l'organizzazione del partito Forza Italia e Cosa nostra preparava il cambio di rotta verso la nascente forza politica, anche attraverso l'abbandono del progetto autonomista di Sicilia Libera. Queste ulteriori risultanze (...) costituiscono il risultato finale del percorso, le cui premesse fattuali, logiche e cronologiche sono costituite dalle conclamate relazioni del prevenuto con Mangano del 1993-94, finalizzate, per il tramite di questi, ad una promessa di aiuti concreti ed importanti a Cosa nostra in cambio del sostegno al partito di Forza Italia (...). E' destituita di fondamento in toto la tesi sostenuta dalla difesa Dell'Utri secondo la quale Mangano avrebbe soltanto millantato con Brusca e Bagarella di aver ricevuto promesse politiche da Dell'Utri. Invece, l'imputato quelle promesse le ha effettivamente prestate nel corso degli incontri del 1993-94 con il reggente del mandamento di Porta Nuova, come risulta, peraltro, confermato anche dagli incontestabili elementi di prova desumibili dai successivi e consequenziali sviluppi di quelle promesse; quando, qualche anno dopo, Dell'Utri aveva assunto cariche istituzionali ed aveva preso personalmente ulteriori 'impegnì politici con altro importante uomo d'onore" (Tribunale di Palermo, sentenza di condanna per Marcello Dell'Utri a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, 5 luglio 2005).
Sono decisamente inquietanti le dichiarazioni rilasciate di fronte ai Magistrati della Procura di Palermo dal collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati. Secondo il pentito - in galera dal novembre del 2006 - Cosa Nostra nelle regionali del 2001 votò per l'attuale Governatore siciliano Salvatore Cuffaro. "Tutti quelli di Cosa nostra, tutti abbiamo votato a Cuffaro - ha spiegato - così come votammo per la Casa delle Libertà alle Politiche". Questa testimonianza sarà utilizzata nel processo in corso a Palermo che vede imputato Cuffaro per "favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e violazione del segreto d'ufficio".
P.S. Ma dai? Da Totò Vasa Vasa non me lo sarei proprio aspettato...
Vittorio Emanuele di Savoia e suo figlio, Emanuele Filiberto, hanno chiesto ufficialmente allo Stato italiano il riconoscimento di danni morali per un valore complessivo di 260 milioni di euro, senza contare gli interessi, in aggiunta alla restituzione dei beni confiscati alla famiglia Savoia dallo Stato quando nacque la Repubblica italiana.
L'INTERVISTA - A rivelarlo gli stessi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto che in una intervista che andrà in onda questa sera su Rai Tre a Ballarò spiegano di avere inoltrato la richiesta di danni circa 20 giorni fa con una lettera di sette pagine al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al presidente del Consiglio, Romano Prodi, tramite i propri legali, Calvetti e Murgia. Tra i motivi della richiesta di risarcimento illustrati nella lettera e spiegati da Emanuele Filiberto ci sarebbero i danni morali dovuti alla violazione dei diritti fondamentali dell’uomo stabiliti dalla Convenzione Europea per i 54 anni di esilio dei Savoia sanciti dalla Costituzione Italiana.
LA REPLICA - Secca e immediata la replica del governo attraverso il segretario generale della presidenza del Consiglio, Carlo Malinconico, che spiega che il governo non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia ma che pensa di chiedere a sua volta i danni all’ex famiglia reale per le responsabilità legate alle note vicende storiche.
18 aprile 2002: « L'uso che Biagi, Santoro, ... come si chiama quell'altro ... Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. »
7 novembre 2007 : Non c'e' mai stato un editto bulgaro', sottolinea Silvio Berlusconi in merito alle polemiche sulla vicenda che coinvolse Enzo Biagi. 'Io criticai - aggiunge - come veniva usata la tv, specie quella pubblica e dissi che i dirigenti che verranno dovranno evitare che cio' si ripeta. Non c'era intenzione di far uscire nessuno dalla tv e neppure di porre veti alla permanenza di chicchessia'. L'ex premier ha poi detto che non andra' alla camera ardente: 'Di solito non faccio queste cose.
P.S. Si capisce chi è l'uomo di merda o lo devo specificare?